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24 Giugno 2026
Podcast / Io non mi rassegno

La Sicilia a due facce, tra bandiere blu e scarichi in mare – INMR Sicilia #26

Bandiere blu e mare inquinato in Sicilia, le poche foreste nell’isola, l’inchiesta della Procura sulla presunta corruzione legata ai controlli sul Ponte sullo Stretto, i dissalatori nelle isole Eolie e una nuova discarica ad Augusta.

Autore: Redazione Sicilia che Cambia
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Trascrizione Episodio

Nel 2026 la Sicilia  ha ottenuto 16 Bandiere Blu, due in più rispetto all’anno scorso. Un risultato importante che racconta solo una parte della storia. La maggior parte delle Bandiere Blu si concentra nelle province di Messina che ne conta 10, e Ragusa che ne ha 5. Nel resto dell’Isola la situazione non è proprio così rosea: Agrigento ne ha una sola, mentre Palermo, Catania, Trapani, Siracusa e Caltanissetta restano escluse.

Se si considera che la Sicilia dispone di oltre 1.600 chilometri di costa, il dato assume un’altra prospettiva: c’è circa una Bandiera Blu ogni 100 chilometri di litorale, una densità molto inferiore rispetto a regioni come Liguria, Puglia e Calabria, che pur avendo coste più corte vantano un numero maggiore di località premiate.

Il dato più preoccupante riguarda la qualità delle acque. Secondo i monitoraggi ambientali, oltre il 60% dei campioni analizzati lungo le coste siciliane avrebbe evidenziato criticità superiori ai limiti di legge. Le situazioni più problematiche si concentrano soprattutto nei pressi di foci di torrenti, canali urbani e scarichi dei depuratori, con segnalazioni in diverse aree del Catanese, del Palermitano e del Trapanese.

Ecco che emerge un’immagine della Sicilia a due facce: da una parte le spiagge premiate e utilizzate come vetrina del turismo estivo, dall’altra ampi tratti di costa che continuano a fare i conti con problemi di depurazione e qualità delle acque.

Nel comune di Aci castello il collettore fognario della riviera, che dovrebbe trasferire i liquami della costa sino al depuratore di Pantano d’Arci, dall’altro lato della città di Catania, è pronto ma nessuno è riuscito a sbloccare l’ostacolo della gestione di un’opera che era apparsa complicata già sin dall’apertura del cantiere 13 anni fa, nel 2013. Proprio lì nella tanto decantata Riviera dei Ciclopi. Se ci spostiamo a Messina, di recente ha fatto scalpore il video realizzato da un messinese durante un’immersione a poche decine di metri dalla costa di Contesse, nella zona sud della città. Le immagini testimoniano lo sversamento in mare della fognatura a causa del parziale funzionamento del depuratore di Mili.

Secondo il consigliere comunale Libero Gioveni il problema andrebbe avanti da circa un anno e sarebbe legato al parziale funzionamento del depuratore di Mili, con reflui che finirebbero in mare attraverso una condotta sottomarina. Di diversa opinione l’AMAM, l’azienda che gestisce il servizio idrico e fognario cittadino. La società parla infatti di sversamenti temporanei e autorizzati, collegati a lavori di manutenzione e ripristino dell’impianto dopo i danni causati dal ciclone Harry, precisando che le operazioni sarebbero state comunicate agli enti di controllo competenti. 

Intanto un decreto dell’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente ha assegnato 1 milione di euro a 52 amministrazioni locali che ne avevano fatto richiesta, per garantire decoro, sicurezza e accessibilità lungo i litorali siciliani in vista della stagione balneare. Ma questo, evidentemente, non può bastare.

Secondo lo studio “Foreste in Comune”, la Sicilia, è tra le aree del Paese con la minore presenza di foreste: ben sette comunità territoriali montane dell’Isola hanno un indice di boscosità inferiore al 20%, una copertura forestale considerata molto bassa. Per avere un termine di paragone, in tutta Italia le comunità con questi livelli sono quindici: sette si trovano in Sicilia, altre sette in Sardegna e una nell’Appennino centrale.

In Sicilia la distribuzione dei boschi non è uniforme. Le aree più verdi si concentrano soprattutto nella provincia di Messina. In testa alla classifica c’è Caronia, con oltre 16 mila ettari di superficie forestale e un indice di boscosità superiore al 72%. Seguono Longi e Casalvecchio Siculo. Più in generale, il cuore del patrimonio forestale siciliano resta nelle aree montane dei Nebrodi, delle Madonie, dei Peloritani, dei Sicani e dell’Etna.

Diversa la situazione nei grandi comuni dell’Isola. Noto, Monreale e Ragusa presentano tutti indici di boscosità inferiori al 10%. Un dato interessante riguarda le cause dell’espansione dei boschi osservata negli ultimi anni. Secondo i ricercatori, non sarebbe necessariamente il risultato di politiche ambientali mirate, ma anche di fenomeni sociali come l’abbandono delle campagne, lo spopolamento delle aree interne e la crisi di alcune colture tradizionali, come i castagneti. In altre parole, dove l’agricoltura arretra, il bosco tende a riconquistare spazio.

Lo studio mette pure in relazione il patrimonio forestale con l’economia delle aree montane siciliane. Solo quattro delle diciannove comunità territoriali analizzate superano i 25 mila euro di Pil pro capite annuo, mentre quindici presentano una forte specializzazione agricola. Un dato che, secondo gli autori della ricerca, può essere letto come il segnale di economie locali ancora poco diversificate e con margini limitati di sviluppo.

Nuovi dettagli emergono dall’inchiesta della Procura di Roma sulla presunta corruzione legata ai controlli sul Ponte sullo Stretto. Al centro dell’indagine ci sono l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Secondo l’accusa, Saccomanno e Virgiglio avrebbero tentato di avvicinare due magistrati contabili per ottenere informazioni riservate e orientare i controlli sulla delibera del Cipess relativa al Ponte, il (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) . I due giudici, però, avrebbero respinto ogni tentativo di contatto.

Diversa sarebbe stata invece la posizione di Miele che, secondo la Procura, avrebbe fornito aggiornamenti sull’andamento delle verifiche e sugli orientamenti interni della Corte. In cambio di sostegno professionale e opportunità lavorative dopo il pensionamento.

L’inchiesta riguarda in particolare la fase dei controlli amministrativi sull’opera e non la sua realizzazione materiale. Gli investigatori stanno ora analizzando telefoni e dispositivi sequestrati agli indagati per ricostruire la rete di relazioni e le comunicazioni avvenute nei giorni precedenti alla decisione con cui, nell’ottobre scorso, la Corte dei Conti aveva bloccato la registrazione della delibera Cipess sul Ponte.

Alle Eolie cresce la protesta contro il progetto del Comune di Lipari che realizzare quattro nuovi dissalatori nelle isole di Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli, finanziati con fondi del PNRR.

Residenti, associazioni ambientaliste e comitati locali contestano la localizzazione degli impianti che in alcuni casi sorgerebbero vicino a spiagge, aree protette e siti di interesse archeologico. Le principali preoccupazioni riguardano l’impatto paesaggistico, il possibile danneggiamento delle praterie di posidonia e gli effetti degli scarichi di salamoia sugli ecosistemi marini di un arcipelago riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale.

Le critiche riguardano anche il metodo seguito dall’amministrazione comunale: secondo i comitati, i progetti sarebbero stati portati avanti senza un confronto con la popolazione e senza una valutazione di soluzioni alternative. Molti proprietari dei terreni interessati dai progetti non hanno ancora ricevuto gli atti di esproprio, sebbene i fondi del PNRR prevedano che i lavori si concludano a giugno 2026. Non è un dettaglio da poco, perché senza l’esproprio i proprietari non possono procedere a impugnare l’atto con un ricorso al Tar, rischiando di vedere i propri terreni invasi dalle ruspe senza poter agire a livello giuridico. Altri residenti, nell’isola di Panarea, hanno già presentato ricorsi e richieste di accesso agli atti.

La vicenda si inserisce inoltre in un contesto paradossale: mentre si progettano nuovi impianti, il dissalatore già esistente a Lipari continua a registrare problemi tecnici e una produzione ridotta, tanto che negli ultimi mesi è stato necessario ricorrere anche a navi cisterna per garantire l’approvvigionamento idrico dell’isola. 

Torniamo ancora una volta nel territorio intorno al polo petrolchimico di Siracusa. Ad Augusta, mentre un gruppo di dipendenti dell’azienda Ashtrom group di Tel Aviv, inserita nella blacklist dell’Onu per le attività nei territori palestinesi occupati, trascorreva giorni di vacanza, arrivava il via libera ambinetale dalla Regione siciliana per una nuova discarica di rifiuti speciali pericolosi gestita dalla società Log Service, in contrada Marcellino.

L’impianto, con una capacità di circa 150 mila metri cubi, dovrebbe servire esclusivamente a smaltire i residui prodotti dal termovalorizzatore Gespi di Punta Cugno e garantire circa 14 anni di attività. Il progetto ha incontrato forti opposizioni da associazioni ambientaliste come Legambiente e Natura Sicula, che contestano sia gli aspetti ambientali sia quelli sanitari, e anche da Sasol Italy, una delle principali aziende dell’area industriale di Augusta, i cui impianti sorgono a ridosso del sito individuato. L’azienda teme possibili rischi per la falda acquifera, per la sicurezza degli impianti e per la stabilità delle proprie infrastrutture, sottolineando che nelle vicinanze sono presenti grandi serbatoi contenenti sostanze infiammabili e pericolose per l’ambiente.

Nle frattempo Continua a crescere la preoccupazione per i miasmi provenienti dall’area industriale nel territorio di Priolo. Dopo la richiesta del sindaco Pippo Gianni di fermare temporaneamente gli impianti fino all’individuazione delle cause, anche il Codacons ha deciso di intervenire presentando un esposto a Procura, Prefettura, Arpa Sicilia, Regione e Ministero dell’Ambiente.

L’associazione dei consumatori chiede accertamenti urgenti per individuare l’origine delle esalazioni che da settimane vengono segnalate dai cittadini, verificare eventuali guasti o anomalie negli stabilimenti industriali e acquisire i dati sulle emissioni e sui monitoraggi ambientali. Tra le richieste c’è anche quella di effettuare controlli straordinari sulla qualità dell’aria proprio nei momenti in cui si registrano picchi di cattivo odore. Una situazione diventata purtroppo sempre più insostenibile per molti residenti.

Due notizie importanti dalla Sicilia in materia di tutela ambientale e valorizzazione. La sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa annulla l’ampliamento del porto di Ognina. affidato alla società La Tortuga. Una sentenza importante non solo per gli effetti concreti che produce sul porto, restituendo ai cittadini uno spazio di mare e di costa che rischiava di essere sottratto alla fruizione pubblica, ma anche per il suo valore giuridico. I giudici infatti hanno dichiarato illegittimo il parere favorevole della Soprintendenza, facendo cadere l’intero impianto autorizzativo su cui si basava il progetto. 

L’altra sentenza riguarda il futuro Parco Nazionale degli Iblei, un’area immensa che abbraccia 27 comuni tra Siracusa, Ragusa e Catania. La legge che lo prevede è del 2007, mentre il percorso si è arenato nell’ultimo miglio. La Regione Siciliana non ha mai formalizzato l’intesa con il Ministero dell’Ambiente, lasciando tutto in sospeso in una paludosa zona grigia da cui sembrava difficile uscire. Fino a quando l’Ente Fauna Siciliana ha deciso di portare la questione davanti ai giudici.

Con la sentenza del 9 giugno, il TAR Sicilia ha stabilito che la Regione dovrà pronunciarsi entro 180 giorni e che in caso di ulteriore silenzio, sarà un commissario ad acta a concludere il procedimento al suo posto. Infine la storia di Enzo che ha deciso di cambiare vita e scegliere la Sicilia grazie alla mappa di Italia che Cambia.

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