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18 Giugno 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Due voti che faranno molto discutere in Europa – 18/6/2026

Il Parlamento Ue approva il regolamento sui nuovi OGM, e quello sui rimpatri; Trump conferma i termini dell’accordo con l’Iran; elezioni in Perù ribaltate.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Questo episodio é disponibile anche su Youtube

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Trascrizione episodio

Ieri il Parlamento europeo ha approvato due regolamenti destinati a fare molto discutere. Parliamone. Il primo è l’approvazione in via definitiva del regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche, i cosiddetti “nuovi OGM”. Ne abbiamo parlato più di una volta qui su INMR, ne abbiamo parlato anche in una puntata di inmr+. È una questione importante. 

Il Consiglio dell’Ue aveva dato il suo via libera ad aprile, poi però il voto in Parlamento era slittato perché alcuni gruppi avevano provato a riaprire il testo con una trentina di emendamenti. Quegli emendamenti sono stati tutti respinti, e il regolamento è passato senza nemmeno una votazione finale.

Facciamo un rapidissimo ripasso per chi se lo fosse perso. Le NGT — o TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita, se preferite il nome italiano — sono tecniche di modifica genetica delle piante più precise e mirate rispetto agli OGM classici: non si prende materiale genetico da specie lontanissime, tipo un batterio o un virus, ma si interviene in modo più preciso sul patrimonio genetico della pianta stessa, o da specie molto vicine. Fin qui la premessa tecnica.

L’Ue era chiamata a legiferare su queste nuove tecniche. Da un lato c’era chi chiedeva che queste tecniche, in quanto tecniche di manipolazione genomica, rientrassero nella legislatura europea sugli ogm. Di questa “fazione” fanno parte diverse organizzazioni legate all’agricoltura biologica e naturale, parte della società civile, del mondo ambientalista, un pezzo del mondo accademico e un pezzo di quello politico, soprattutto fra versi e progressisti. 

Un’altra fazione chiedeva invece che queste tecniche non rientrassero nella legislatura ogm ma venissero assimilate alle colture tradizionali. Questo per facilitare la ricerca, la diffusione e la commercializzazione di queste colture NGT e per evitare iter autorizzativi più complicati a monte e l’obbligo di etichettatura trasparente a valle. 

Alla fine, l’Ue ha optato per dividere in due queste tecniche genomiche. Il regolamento introduce infatti due categorie. Le NGT-1, quelle con un numero limitato di modifiche considerate ottenibili anche con la selezione convenzionale, vengono equiparate alle varietà tradizionali. Niente valutazione del rischio, niente etichettatura, niente tracciabilità. Le NGT-2, con modifiche più complesse, restano invece dentro la normativa OGM, con tutti gli obblighi del caso.

Ci sono però diverse cose che fanno discutere. I sostenitori dicono che queste tecniche ci servono per adattare le colture al cambiamento climatico, per ridurre pesticidi e fertilizzanti, per fare agricoltura più resiliente. La relatrice del testo, Jessica Polfjärd del PPE, la destra europea, ha presentato il voto come una risposta concreta alle sfide del futuro. Le organizzazioni agricole europee Copa e Cogeca hanno applaudito.

Dall’altra parte, organizzazioni come FederBio e Rete Semi Rurali continuano a dire che togliere valutazione del rischio e etichettatura alla categoria NGT-1 è una deregolamentazione pericolosa. Chi compra un prodotto non saprà se la pianta da cui proviene è stata modificata geneticamente o no. E gli agricoltori biologici — che non possono usare queste varietà — rischiano di ritrovarsi senza strumenti concreti per garantire che le proprie produzioni rimangano contaminate.

Poi c’è il capitolo brevetti, che è forse il nodo più spinoso di tutti. Il Parlamento europeo, nella sua posizione del 2024, aveva chiesto un divieto totale di brevetti sulle piante NGT. Il testo finale non lo prevede: ci sono solo misure di trasparenza e monitoraggio. Il che lascia aperta la strada a un ulteriore consolidamento del mercato dei semi in mano a pochi grandi gruppi — Bayer, Corteva e simili — con tutto ciò che ne consegue in termini di autonomia degli agricoltori e biodiversità coltivata.

Ma c’è un punto, anzi due, che forse entrano raramente nel dibattito, ma che sono centrali. Vi faccio ascoltare due estratti della puntata di INMR+ che si chiama Nuovi OGM, vecchie domande (la trovate fra le fonti), in cui Riccardo Bocci, direttore tecnico di Rete Semi Rurali mi spiegava queste cose. 

Contributo disponibile nel podcast

Quindi: dovremmo guardare al passato, e dovremmo preoccuparci soprattutto del fatto che un sacco di soldi finiranno a finanziare un certo tipo di agricoltura, industriale, intensiva. 

Bocci però diceva che al di là dell’approvazione del regolamento, che già allora sembrava scontata, ci sono diverse cose che possiamo fare. Vi faccio ascoltare un ultimo pezzetto, poi cambiamo argomento.

Contributo disponibile nel podcast

Il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e sarà applicabile due anni dopo. Quindi c’è ancora tempo, tecnicamente, per costruire garanzie e un certo tipo di domanda.

Avete presente la strategia del governo italiano di mandare i migranti irregolari nei centri per il rimpatrio in Albania. Una strategia simile a quella adottatra da altri esecutivi perlopiù di destra, che ha fatto molto discutere da noi. E ogni volta che se ne discuteva qualcuno tirava in ballo il fatto che questo accordo con il governo albanese e di conseguenza questi centri di dentenzione all’estero erano contrari alle normative vigenti nell’Ue. Di fatto è anche il motivo per cui questi centri sono stati utilizzati così poco, nella pratica.

Ecco. Probabilmente a breve non ci sarà più questo problema di conformità. E non perché il nostro governo si sia ravveduto, ma perché l’Europa sta per regolarizzare su ampia scala questo tipo di pratiche, assieme a diverse altre, in un pacchetto di misure molto restrittive sull’immigrazione che con ogni probabilità entreranno in vigore a breve.

Ieri mattina, infatti, il Parlamento Europeo ha votato a favore alle nuove norme sui rimpatri degli stranieri senza documenti che si trovano nel territorio dell’Unione, ferme al 2008. Adesso manca solo il voto del Consiglio Europeo prima che entri ufficialmente in vigore. Ma è una formalità, visto che i negoziatori di Parlamento, Consiglio e Commissione si sono già accordati sul testo della legge. Che cosa prevedono queste nuove norme? 

Ci arriviamo. Prima però fatemi fare una parentesi sulla situazione attuale delle persone che vivono in Ue in maniera irregolare. Parliamo di circa 720mila persone in tutta Europa, secondo gli ultimi dati disponibili. Il problema, molto cavalcato dalle destre, è che anche se queste persone sono appunto irregolari, quindi non hanno i documenti per vivere in Europa, è molto difficile che vengano rimpatriate. Tant’è che solo il 28 per cento di quelli che ricevono un decreto di espulsione viene in effetti rimpatriato. 

Questo perché per rimpatriare delle persone che non hanno documenti in regola servono accordi bilaterali fra il paese in cui vivono e quello di origine. Più spesso succede invece che le persone senza documenti vengono poi regolarizzate, perché trovano lavoro o finiscono dentro a qualche sanatoria.

Il problema è che le destre europee, come da tradizione, hanno fatto della lotta agli immigrati irregolari il principale punto delle loro campagne elettorali, e quindi adesso devono dar seguito alle promesse fatte inventandosi qualcosa. E visto che non è detto che si riescano a stringere accordi con tutti i paesi di origine, è più semplice scegliere un paese a caso con cui fare un accordo, e mandarli tutti lì. 

Leggo sul Post: “Il nuovo regolamento prevede misure molto più severe rispetto a quelle attuali, che renderanno ancora più difficile la vita delle persone straniere senza documenti. Sono misure in linea con un generale spostamento a destra delle istituzioni europee sulla migrazione: anche le nuove norme sull’accoglienza dei richiedenti asilo, che entreranno in vigore fra due settimane, sono più dure rispetto a quelle attuali”.

“La novità più rilevante è che il regolamento permetterà ai paesi europei di creare dei centri di detenzione sia dentro sia – novità – al di fuori del territorio europeo, in cui trasferire persone straniere che non hanno i documenti in regola. In questi centri potranno anche finirci famiglie con figli minori. Le persone al loro interno potranno essere detenute fino a due anni e mezzo, contro i sei mesi attuali, mentre chi verrà considerato un pericolo per la sicurezza ancora più a lungo”.

In sostanza: chi non ha i documenti in regola potrà essere detenuto fino a due anni e mezzo in centri di detenzione dentro l’Unione europea ma anche in paesi esterni, in cui sarà obiettivamente più difficile garantire il rispetto dei diritti umani e dove le persone rischieranno di finire in una zona grigia legale”.

Di fatto i centri previsti dall’accordo sono simili a quelli che il governo italiano ha aperto due anni fa in Albania, finora scarsamente utilizzati perché considerati al di fuori delle norme europee in materia di accoglienza. Grazie all’accordo aggiornato sui rimpatri e alle nuove norme sull’accoglienza, i centri in Albania entreranno verosimilmente in funzione questa estate”.

Poi: “Il nuovo regolamento sui rimpatri prevede anche poteri più ampi per le forze dell’ordine per condurre operazioni che individuino stranieri senza documenti – i critici li hanno paragonati a quelle dell’ICE statunitense – e lo snellimento delle procedure per impedire il rientro in territorio europeo di alcune persone considerate pericolose”.

Ovviamente tutto questo sta facendo discutere molto, e si sono levate molte critiche soprattutto da parte delle organizzazioni che si occupano di migranti che hanno immaginato una serie di possibili conseguenze di questo regolamento. Innanzitutto, c’è il rischio di grosse violazioni dei diritti umani per le persone espulse e trasferite in centri di dentenzione in Paesi in cui probabilmente – sennò qual è il vantaggio a mandarceli – ci sono poche tutele dei diritti e magari non c’è un aiuto legale. 

Sembra che i 12 Paesi individuati 12 in cui potenzialmente costruire dei centri di detenzione siano: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro e Etiopia. In diversi di questi paesi sappiamo già che le violazioni dei diritti umani contro migranti e oppositori politici sono all’ordine del giorno.

Ci sono anche parecchi dubbi sul fatto che il nuovo regolamento rispetti le norme europee e i trattati internazionali sul principio di non respingimento e sul divieto di detenzione arbitraria.

Poi secondo diverse organizzazioni il regolamento potrebbe spingere le persone irregolari, per paura di essere espulse, a evitare di cercare cure sanitarie, oppure di denunciare il proprio datore di lavoro per sfruttamento, peggiorando la propria salute o alimentando circuiti come il caporalato, e finendo ancora più ai margini della società.

Fra l’altro anche a diverse persone migranti ben integrate può capitare, nella propria vita, di non avere temporaneamente i documenti in regola, ad esempio se si perde il lavoro, o si viene truffato dalla propria azienda, oppure se per un periodo si hanno entrate inferiori alla soglia stabilita dal governo.

Insomma, è una stretta sull’immigrazione irregolare molto forte, e con grossi sospetti di possibili violazioni dei diritti umani. 

Il punto, al solito, tocca le basi della nostra società, forse persino della nostra civiltà, una civiltà globale, con dinamiche, flussi di merci, di materie prime, di capitali, globali, e quindi anche di persone. Sappiamo che le migrazioni aumenteranno nei prossimi anni anche senza considerare le guerre, perché ampie aree del pianeta saranno sempre più difficili da abitare, aumenteranno la desertificazione e i fenomeni climatici estremi. 

Ovviamente è un casino, è un casino soprattutto per chi viaggia, rischiando spesso la vita. ed è un casino per le società che si trovano a gestire questi flussi sempre maggiori di persone, che arrivano da culture diverse, con usanze diverse, parlano lingue diverse. In questo la demonizzazione del migrante, ma a volte anche l’idealizzazione sono due facce della stessa medaglia, che non vuole risolvere il problema ama solo usarlo per scopi politici o identitari.

Il punto però è: una volta che siamo consapevoli che ci sono e ci saranno milioni di persone che dovranno abbandonare luoghi e fuggire, per sopravvivere. E fra l’altro i responsabili siamo di certo più noi ricchi occidentali di loro: che vogliamo fare? Costruiamo società sempre più fortificate e militarizzate, per difenderci dall’invasione, o ci rimbocchiamo le maniche e cerchiamo di capire come gestire collettivamente la cosa, ma mettendo dei paletti, ad esempio sul fatto che le persone non si lasciano morire in mare, non si deportano in paesi che non rispettano i diritti e così via? 

Alcune notizie, al volo. Ieri prima alcuni giornali statunitensi, poi la stessa Casa Bianca ha confermato i punti dell’accordo con l’Iran. Sono gli stessi che erano stati diffusi dai media iraniani e sono una disfatta per Trump. Come scrive il Post: “La presidenza degli Stati Uniti ha diffuso la versione statunitense dell’accordo fatto domenica tra Stati Uniti e Iran (quest’ultimo non ha invece commentato ufficialmente il testo). Riassumendo, può essere interpretato così: l’Iran ha ottenuto tutto quello che voleva, e gli Stati Uniti hanno perso la guerra”.

Intanto in Perù è ancora in corso il conteggio dei voti, ma c’è stato un ribaltone e con pochissime schede che devono essere contate ora comanda la candidata di destra Keiko Fujimori. parliamo di circa 30mila voti di differenza, un niente. Fujimori ha il 50,09 contro il 49,91% del socialista Roberto Sanchez, ma tant’è.

Due segnalazioni, in chiusura. Oggi esce un’intervista, mia, a Daniel Tarozzi, in occasione dell’uscita del suo documentario “Che tracce lasciamo? Sul Cammino di Oropa, tra passi che cambiano noi e i luoghi”. È un documentario molto interessante, poetico, che parla delle tracce che lasciamo lungo i cammini, ma anche nella vita. E cammina lungo questo parallelismo, incontrando e raccontando le esperienze di persone che popolano i dintorni del cammino di Oropa, che è questo percorso molto bello nel biellese, e che riflettono appunto sulle tracce, alcune fisiche, altre meno tangibili, più sottili, che lasciamo. Se volete vederlo lo trovate fra le fonti. 

Ultima segnalazione, ieri è uscita la nuova puntata di entangled, tutto è connesso, la mia newsletter in cui applico il pensiero sistemico alle notizie di attualità. Quest’ultima storia è particolare, più locale delle altre, ma racconta come un progetto per far tornare i ricci nelle periferie inglesi ha finito per far parlare fra loro i vicini. Di mezzo c’è un buco nelle staccionate e tante altre cose.

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