Il ritorno dei No Tav (e il racconto dei media) – 27/7/2026
In Val di Susa torna la protesta No Tav con ventimila manifestanti e scontri con la polizia; a Santa Teresa di Riva il comune si rialza a sei mesi dal ciclone Harry; in India il Partito degli Scarafaggi ottiene le dimissioni del ministro dell’Istruzione.
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Fonti
#NoTav
il manifesto – In 20mila alla marcia No Tav. Scontri e ferrovia bloccata
Il Fatto Quotidiano – Scontri No Tav in Val di Susa: 450 identificati, ingenti danni ai cantieri. Oltre 120 feriti tra gli agenti
Il Fatto Quotidiano – Val di Susa, la manifestazione No Tav contro i “cantieri della devastazione”: “Siamo oltre 20mila” | Il video
RaiNews – Scontri alla marcia No Tav in Val di Susa, lanci di pietre e bombe carta. Polizia lancia lacrimogeni
Il Post – Ci sono stati scontri tra polizia e attivisti al corteo No TAV in Val Susa, in Piemonte
L’Indipendente – Valsusa, in ventimila alla marcia NO TAV: i media vedono solo gli scontri
Il Post – La talpa meccanica che deve scavare il tunnel della TAV va molto piano
#SantaTeresaDiRiva
Italia che Cambia – Partecipazione, coordinamento, rapidità: così Santa Teresa di Riva si è rialzata dopo il ciclone Harry
#ScarafaggiIndia
Il Sole 24 Ore – India, hanno vinto gli scarafaggi: il ministro dell’Istruzione si è dimesso
Trascrizione episodio
Il fine settimana è stato caratterizzato, sui giornali, dal ritorno delle proteste contro il tunnel per la tratta ad alta velocità Torino-Lione. Il ritorno dei no Tav. Ci sono state proteste molto grandi, perlopiù pacifiche, con anche alcuni scontri. È interessante notare in casi come questo come i giornali hanno riportato la notizia perché ci danno la rappresentazione plastica di come i media, scegliendo a cosa dar luce e csa lasciare nel cono d’ombra informativo, influenzino la nostra percezione della realtà.
Homepage di Repubblica ieri: ci sono ben 4 articoli dedicati agli eventi. Vi leggo i titolo.
- No Tav, 124 agenti feriti e oltre 400 identificati per l’assalto. Ora è caccia al “blocco nero2
- Il focus: Così agisce la multinazionale degli antagonisti (il riferimento è al fatto che erano presenti manifestanti da Spagna, GB, Francia, ma è interessante la scelta di usare il paragone delle multinazionali, con l’intento di accostare un simbolo odiato dai mondi antagonisti, agli stessi movimenti antagonisti.
- Le reazioni: Solidarietà di Mattarella alle forze dell’ordine. Meloni: non piegheranno lo stato
- Il sindaco di Torino. Lo Russo: “I vandali non c’entrano niente con la democrazia”
Scelta molto simile per il Corriere:

Questo tenore accomuna i titoli devo dire a spanne del 90% dei giornali.
Alcuni giornali scelgono invece di dare risalto anche alla manifestazione. Ad esempio il manifesto titola “In 20mila alla marcia No Tav. Scontri e ferrovia bloccata”
Mentre il fatto Quotidiano fa un’operazione simile ma con due articoli distinti.
“Scontri No Tav in Val di Susa: 450 identificati, ingenti danni ai cantieri. Oltre 120 feriti tra gli agenti”
Ma anche “Val di Susa, la manifestazione No Tav contro i “cantieri della devastazione”: “Siamo oltre 20mila””
Il Post fa una via di mezzo, e sceglie come titolo “I gravi scontri tra polizia e attivisti al corteo No TAV in Val di Susa” e subito dopo come sottotitolo “Ci sono state decine di feriti, mentre migliaia di persone hanno manifestato pacificamente; un tratto dell’autostrada A32 è stato chiuso”.
Ultimo esempio che vi faccio, L’Indipendente fa un’operazione metagiornalistica, un po’ simile a quella che stiamo facendo noi ma più virata sulla denuncia che su l’analisi e titola: “Valsusa, in ventimila alla marcia NO TAV: i media vedono solo gli scontri”.
Ora vi spiego anche cosa è successo, ma capite come la scelta di un titolo (che è ciò che arriva alla maggior parte delle persone) fa molta differenza nell’idea che ci facciamo di un evento. Possiamo pensare che ci sono stati solo degli scontri, degli scontri ma anche una grande manifestazione pacifica, soprattutto una grande manifestazione pacifica, oppure che i media stanno cercando di distorcere la realtà. Tutti questi messaggi e metamessaggi arrivano solo attraverso la scelta di un titolo.
Comunque, che è successo. In realtà i fatti sono abbastanza semplici. Ve li leggo nella sintesi che ne fa il manifesto, che tutto sommato mi sembra abbastanza fedele, anche se più vicino alle istanze dei manifestanti.
«In marcia oltre 20 mila No Tav partiti da Venaus per raggiungere i cantieri della devastazione» dichiara il Movimento No Tav alla fine della marcia popolare che ha attraversato la Val di Susa e raggiunto i cantieri, in occasione del Festival Alta Felicità arrivato al suo decimo anno.
La marcia, partita da Venaus dietro lo striscione «C’eravamo, ci siamo, ci saremo. Ora e sempre No Tav», si è poi divisa: una parte è scesa verso valle, mentre l’altra si è diretta verso monte. Entrambe hanno puntato, come da tradizione consolidata, verso i cantieri dell’Alta Velocità. In diverse occasioni manifestanti hanno invaso il perimetro dei cantieri e da lì è iniziato un confronto muscolare con le forze di polizia: lacrimogeni e idranti da una parte, sassi e petardi dall’altra. Due mezzi dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza sono andati in fiamme nel cantiere di Chiomonte, secondo quanto denunciato dalla Questura, e alcuni agenti sono stati refertati, una sessantina secondo il Coisp.
La mobilitazione si è allargata in tutta la zona portando alla chiusura dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, tra gli svincoli di Oulx e Susa Est, così come della circolazione ferroviaria per l’occupazione dei binari da parte dei manifestanti.
L’intensa giornata è arrivata dopo giorni di tensione in Valle, con le forze di polizia che da giovedì hanno militarizzato l’area attorno al Festival Alta Felicità. Controlli a tappeto hanno coinvolto anche le band dirette a Venaus per suonare, oltre a turisti e turiste. La Prefettura, da parte sua, ha emanato un’ordinanza per vietare la vendita di alcolici sopra i 21 gradi e di bevande in vetro e lattine da San Didero a Chiomonte, dall’alta alla bassa valle. Alcune persone sottoposte a perquisizione si sono viste consegnare un foglio di via proprio perché avevano con sé ciò che l’ordinanza vietava.
Nonostante questa preventiva prova di forza, decine di migliaia di persone sono arrivate al Festival per partecipare ai concerti e ai dibattiti. Molte e molti hanno preso parte anche alla marcia. A fumo ancora alto è arrivata intanto la condanna, scontata e unanime, delle destre di governo, mentre il Movimento dichiarava: «Nonostante l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine si è arrivati a ridosso delle reti a San Didero, a Salbertrand riuscendo a superare le reti del fortino di Chiomonte. Non esiste dispositivo di sicurezza in grado di fermare la contrarietà alla grande opera inutile».
La partecipazione al Festival sembra essere tra le più alte di sempre e la larghezza della mobilitazione di questi giorni ha riportato alla memoria, per numeri e dimensione, le giornate dell’estate del 2011, quando decine di migliaia di persone raggiunsero la Val di Susa. Quindici anni dopo, il movimento No Tav tiene insieme generazioni diverse.
Alcuni aspetti secondo me importanti da notare. Innanzitutto che 20mila persone che manifestano in Val Susa sono una roba. Non parliamo di Roma o Milano, parliamo di una valle abbastanza complicata da raggiungere. Portare 20mila persone lì è una roba grossa.
Ed è sintomo di una protesta che resiste negli anni, di generazione in generazione. È uno dei movimenti più longevi d’Italia. Che negli anni è diventato molto di più rispetto a un semplice movimento di opposizione a unèopera, nel senso che la Val di Susa è diventato una sorta di cantiere di innovazione sociale, di sperimentazioni di alternative, in questi anni. Sono nate monete locali, iniziative di solidarietà, sostenibilità, economia solidale, associazioni. Insomma la mobilitazione si è portata con sé una riattivazione sociale che luoghi più tranquilli e meno movimentati si sognano.
L’altra cosa che questa vicenda ci dice è che comunque se un movimento contro una grande opera va avanti da 35 anni è perché quella grande opera è lì in bilico da 35 anni. In genere questi movimenti finiscono anche perché a un certo punto l’opera o si fa o non si fa. E invece, un po’ come per il ponte sullo stretto, anche per la Tav si ripresenta il pattern delle grandi opere, in cui l’importante, per chi le promuove, non è farle veramente, ma continuare a finanziarle, con investimenti pubblici che si moltiplicano anno dopo anno, ingrossando le tasche di politici, aziende, consulenti.
L’ultima tragicomica novità è quella della talpa meccanica che deve scavare il tunnel della TAV velocissimamente, facendo svoltare il progetto per la linea ferroviaria Torino-Lione. Doveva avanzare di 10-15 metri al giorno: in media fa 80 centimetri.
Il ciclone Harry ha colpito duramente diverse regioni del Sud Italia, e in particolare la Sicilia, facendo danni giganteschi. Fra tutti i comuni colpiti, su uno la violenza del vento della pioggia e del mare ha causato più problemi che altrove. A Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina.
Quando 6 mesi fa abbiamo raccontato quelle devastazioni, ma anche l’incredibile rete di solidarietà che si era attivata, ci è arrivata una richiesta da quei territori. In quel momento tutti i giornali parlavano di quei danni, ma si sapeva già che poche settimane dopo nessuno ne avrebbe più parlato. La richiesta era quella di non dimenticarci di loro, anche dopo che i riflettori dei media principali si sarebbero spenti. E allora a sei mesi di distanza Salvina Elisa Cutuli, di SCC, è tornata a Santa Teresa di Riva per raccontare il paese oggi.
E ha scoperto delle cose sorprendenti. Il Comune, senza aspettare i fondi da Regione e Stato, ha attivato subito lavori d’urgenza, ripristinato acqua e luce in pochi giorni, e in cinque mesi ha ricostruito due chilometri e mezzo di lungomare per salvare la stagione turistica — con oltre mille volontari, raccolte fondi social e voucher per far ripartire le attività commerciali.
Vi faccio ascoltare un breve estratto dell’intervista al sindaco, Danilo Lo Giudice.
Lo Giudice spiega anche che adesso la sfida è lavorare sulla prevenzione. La difesa strutturale della costa, un progetto da 10 milioni di euro, era stata pensata già nel 2014, e ci sono voluti dodici anni di burocrazia solo per partire con i lavori. Il sindaco lo dice chiaramente: eventi come questo, con l’aridificazione e le piogge estreme che si intensificano, non sono più eccezioni, e la prevenzione dovrebbe essere un investimento, non un costo accessorio da rimandare.Leggetevi tutto l’articolo, merita veramente.
Intanto in India gli scarafaggi, il movimento studentesco nato quasi per scherzo e che ha ottenuto un successo travolgente, ha ottenuto una sua prima grossa vittoria politica. Il ministro dell’Istruzione indiano, infatti, Dharmendra Pradhan si è dimesso sabato. Dopo le dimissioni, il Partito ha annunciato la fine, al momento, delle manifestazioni.
Tutto era partito da un tentativo di frode: in pratica le risposte al test d’ingresso, a cui partecipano oltre due milioni di studenti, erano trapelate in anticipo, costringendo le autorità ad annullarlo e a farlo ripetere.
Gli studenti in protesta erano stati bollati come “scarafaggi” dal Presidente della Corte suprema, e da lì un trentenne, Abhijeet Dipke, aveva fondato per scherzo il Partito degli Scarafaggi, che in poche settimane si era trasformato nel motore vero e proprio della mobilitazione, allargatasi dalle università a città come Mumbai e Calcutta, con tanto di sit-in permanente davanti al parlamento e lo sciopero della fame dell’ambientalista Sonam Wangchuk.
Dopo le dimissioni del ministro Pradhan, Dipke ha ottenuto dal governo le altre richieste del movimento: risarcimenti per le famiglie degli studenti morti suicidi dopo l’annullamento dell’esame, l’immunità per chi ha manifestato, e le scuse della polizia per le violenze durante la repressione. Ottenuto questo, ha invitato i manifestanti a tornare pacificamente a casa. ma o il sospetto che risentiremo parlare di questo movimento e che la vicenda non sia conclusa qui.
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