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28 Maggio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Priolo, energia e guerra: cosa c’è dietro la vendita di ISAB – INMR Sicilia #25

L’acquisto della raffineria Isab di Priolo da parte di Ludoil, la Regione frena un progetto turistico a Macari, incendi ed elezioni amministrative in Sicilia.

Autore: Redazione Sicilia che Cambia
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Trascrizione Episodio

Torniamo a Siracusa nel polo petrolchimico perché Isab la raffineria più grande in Italia il 13 maggio 2026 è stata acquisita dal gruppo italiano Ludoil, il terzo passaggio di proprietà in tre anni. Era stata prima rilevata dai russi di Lukoil e poi dal gruppo cipriota israeiliano Goi Energy. Ludoil Capital è una società controllata interamente da Ludoil Energy Spa, holding della famiglia napoletana Ammaturo guidata da Donato Ammaturo. Si tratta di un gruppo energetico nato nel 1954 a Nola con una  presenza anche nel settore editoriale, è proprietario de L’Espresso. Con questa acquisizione inizia una nuova fase per la raffineria. Secondo i piani annunciati da Ammaturo, l’azienda non farà più solo raffinazione di petrolio, ma diventerà una società energetica più ampia, una “energy company” con produzione di energie e carburanti “bio”. in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Ludoil dice che nessun dipendente perderà il posto e che anzi si potranno creare nuovi posti di lavoro e collaborazioni con università, scuole tecniche, centri di ricerca.

Tutto bello, almeno apparentemente. Il rischio è che questi continui passaggi di mano diventino un modo per rinviare ancora una volta, svuotandola di significato, la vera riconversione ecologica dei principali siti industriali del Paese e raccontare una nuova finta transizione. Ma non solo. Secondo Antonio Nicita senatore italiano del Partito Democratico. , e non solo secondo lui, la vendita di ISAB non sembra parte di una vera strategia industriale nazionale, ma solo una normale operazione commerciale tra privati.

Il Governo non starebbe guidando un progetto industriale per il futuro del polo petrolchimico starebbe solo lasciando che aziende private comprino e vendano l’impianto tra loro. Nicita chiede anche controlli più severi tramite il “golden power”, ovvero lo strumento normativo che permette al Governo di bloccare o apporre particolari condizioni a specifiche operazioni finanziarie che ricadano nell’interesse nazionale. Un’altra richiesta riguarda la trasparenza sui finanziamenti dell’operazione. La vendita della Isab, infatti, avverrà in due tranche e il prezzo al momento non è noto. 

La prima fase è relativa al 51%, per la seconda i tempi e le condizioni non sono pubblici. Nel periodo intermedio, GOI Energy manterrà il 49% del capitale sociale. Non sappiamo come questa governance transitoria possa conciliarsi con un controllo italiano effettivo, e non soltanto formale, dell’asset . 

L’accordo di acquisizione non comprende le scorte presenti nelle raffinerie, Quelle scorte restano di proprietà di Trafigura che è una società che commercia materie prime. Secondo il contratto attuale, GOI Energy può trattenere solo il 10% dei prodotti raffinati, mentre il resto va a Trafigura.

E Trafigura è il cuore del secondo punto. Da Augusta non partono solo le missioni della Flotilla per Gaza, secondo l’inchiesta di Report e Greenpeace partono anche carichi di carburante prodotti a Priolo e diretti in Israele, acquistati dal gruppo Bazan, infrastruttura dichiarata “di vitale interesse nazionale” dallo Stato israeliano così come Priolo è stato dichiarato “strategico per l’Italia”.

Secondo Greenpeace, tra giugno 2024 e novembre 2025 ci sarebbero state almeno 17 spedizioni di combustibili raffinati dall’Italia verso Israele, per circa 300 mila tonnellate di prodotti petroliferi. Una parte significativa sarebbe partita dalla raffineria ISAB di Priolo. Le spedizioni avrebbero incluso gasolio, diesel, benzina e nafta diretti ai porti israeliani di Haifa e Ashdod. L’inchiesta sostiene che almeno alcune consegne siano finite al gruppo energetico israeliano Bazan, che nel proprio rapporto di sostenibilità avrebbe dichiarato di aver rifornito anche il Ministero della Difesa israeliano dopo il 7 ottobre 2023. 

Queste spedizioni sarebbero avvenute dopo gli avvertimenti della Corte Internazionale di Giustizia sul “rischio di genocidio” a Gaza e dopo il mandato della Corte Penale Internazionale contro Benjamin Netanyahu. Continuare le forniture equivarrebbe ad aiutare materialmente Israele nel conflitto. è giusto dire che ISAB non gestisce direttamente il commercio marittimo internazionale dei carburanti perché l’attività è affidata al trader Trafigura, ma di fatto emerge come indirettamente la filiera petrolifera siciliana abbia contribuito ai rifornimenti energetici israeliani durante la guerra a Gaza, sollevando un tema politico e legale sul ruolo dell’Italia e delle aziende coinvolte. 

Una buona notizia arriva da Macari. Dietrofront della Regione Siciliana sul progetto turistico nel borgo sulla costa Trapanese, di cui vi avevamo parlato in una puntata di Io Non Mi Rassegno Sicilia, diventato famoso grazie alla serie tv ispirata ai racconti di Gaetano Savatteri.

Fino a pochi mesi fa sembrava tutto fatto, la Commissione tecnico-scientifica della Regione aveva dato il via libera a un piano che prevedeva parcheggi, navette diesel e nuovi lidi in una delle aree più delicate e suggestive della costa siciliana. Secondo la commissione, guidata da Gaetano Armao – marito di Giusi Bartolozzi, ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio, dimessasi dopo la sconfitta al referendum – il progetto non avrebbe avuto impatti significativi sull’ambiente.

Ma il via libera aveva scatenato proteste e polemiche. È partita una raccolta firme sostenuta anche da personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui Giuseppe Fiorello e Mario Venuti, contrari alla trasformazione di un tratto di costa considerato tra i più incontaminati della Sicilia.

Adesso però la Regione sembra cambiare linea. Il governo di Renato Schifani ha sospeso il procedimento, nonostante la valutazione ambientale fosse stata inizialmente approvata, parlando di “criticità emerse” durante l’iter.

E nel frattempo è arrivato anche il parere di alcuni tecnici regionali rimasti finora fuori dalla valutazione. Un parere molto duro che definisce il progetto incompatibile con “la naturalità dei luoghi”. Una bocciatura che potrebbe rimettere tutto in discussione e segnare uno stop definitivo all’intervento.

La campagna antincendio della Regione Siciliana è scattata il 15 maggio scorso e proseguirà fino al 31 ottobre, con un anticipo che ormai è diventato la regola. Una scelta non più straordinaria, ma strutturale, dettata da anni di osservazione di un clima che cambia velocemente e richiede risposte altrettanto rapide. Nel trimestre più critico, tra giugno e agosto, aumenteranno le giornate lavorative degli operai forestali. La Regione punta inoltre a rafforzare il sistema antincendio con una nuova organizzazione dei direttori delle operazioni di spegnimento, nuovi mezzi e 46 nuovi agenti del Corpo Forestale, oltre ad altre 188 unità in formazione entro fine anno. L’obiettivo è affrontare un’estate che si preannuncia complessa. Da tempo, però, associazioni ambientaliste e civiche criticano un sistema considerato troppo concentrato sulla gestione delle emergenze e poco sulla prevenzione e il presidio del territorio. 

Secondo un’indagine del Corpo Forestale condotta tra il 2010 e il 2020, in Sicilia circa il 70% degli incendi sarebbe di origine dolosa. In Italia, dagli anni Duemila, esiste una normativa che obbliga i comuni a censire e mappare ogni anno le aree colpite dagli incendi. Tra aprile e giugno gli uffici comunali raccolgono i dati degli incendi dell’anno precedente (forniti dal Corpo Forestale, oggi nei Carabinieri), li trasformano in una mappa delle zone bruciate e la pubblicano per eventuali osservazioni dei cittadini. Entro il 31 luglio il consiglio comunale deve approvare il cosiddetto “catasto degli incendi”.

Questo strumento serve soprattutto a impedire speculazioni: le aree bruciate, in particolare boschi e pascoli, non possono cambiare destinazione d’uso per almeno 15 anni, così da evitare incendi dolosi finalizzati a liberare terreni per nuove costruzioni o attività. In Sicilia però l’applicazione della legge è stata lenta e spesso incompleta. Molti comuni non redigono il catasto e, quando ciò accade, scatta il commissariamento: la prefettura interviene nominando un commissario che sostituisce l’amministrazione locale e compila la documentazione al suo posto. Nel 2023 sono stati commissariati 147 comuni siciliani su 391, la maggior parte coinvolti da incendi nell’anno precedente. Questi sono alcuni dei motivi per cui non si può parlare di emergenza, ma di un problema strutturale che peggiora con la crisi climatica in atto. 

Il 24 e il 25 maggio si è votato in 71 comuni siciliani, anche in capoluogi di provincia come Messina, Enna e Agrigento. Non entro nel dettaglio o giusto una panoramica generale di queste elezioni amministrative che restituiscono un quadro politico tutt’altro che lineare: emerge una frammentazione e una competizione sempre più legata ai territori e alle leadership locali.

Il centrodestra mantiene una presenza diffusa nei Comuni dell’isola, ma dal risultato complessivo emergono tensioni interne e difficoltà tra le diverse anime della coalizione. In molti casi, infatti, le vittorie arrivano più grazie a candidature civiche o alla forza dei singoli sindaci che a un reale traino dei partiti.

Il  “campo largo” risulta essere più competitivo quando riesce a presentarsi unito. In alcune realtà amministrative il centrosinistra allargato riesce infatti a intercettare consensi e a imporsi, anche grazie a alleanze civiche e a un approccio più unitario rispetto al passato.

La novità di questa tornata elettorale porta il nome di Ismaele La Vardera e del suo neonato movimento Controcorrente. L’ex Iena, oggi deputato regionale, ha deciso di lanciare il guanto di sfida con liste composte da giovani professionisti, attivisti e figure della società civile slegate dalle dinamiche di partito. Esempi principali sono Agrigento e Bronte, nel Catanese. Nella città dei templi Michele Sodano ha sfiorato la vittoria al primo turno 

 che conferma le difficoltà del centrodestra, diviso in più candidature e incapace di esprimere una sintesi unitaria. Si va quindi al ballottaggio tra Michele Sodano, candidato del campo progressista, e Dino Alonge, espressione del centrodestra. 

Nella terra del pistacchio il candidato di Controccorrente Giuseppe Gullotta ha tallonato un vero big del centrodestra (diviso) Giuseppe Castiglione, ex sottosegretario, e in candidatura dinastica con l’attuale sindaco Pino Firrarello. In questo Comune la partita non è chiusa e si andrà al ballottaggio. Non solo un fenomeno mediatico, dunque, ma una capacità – quella di Controcorrente – di intercettare l’elettorato deluso. In diversi Comuni, le liste di La Vardera hanno sfiorato percentuali a doppia cifra, diventando l’ago della bilancia in vista dei ballottaggi o garantendosi la presenza come consiglieri comunali d’opposizione

60 organizzazioni hanno siglato il PATTOxRestare che propone di trasformare il “diritto a restare” in un insieme concreto di politiche pubbliche. Non basta più raccontare la “restanza” come scelta individuale o identitaria, servano condizioni reali per poter vivere e lavorare nell’isola. Per questo la rete ha elaborato una proposta chiamata “Sicilia zero disoccupazione”, presentata all’Assemblea Regionale Siciliana. Il progetto si ispira a un modello francese già sperimentato con successo che crea lavoro partendo dai bisogni dei territori. L’idea è utilizzare risorse pubbliche oggi spese per la disoccupazione per finanziare invece lavoro vero e radicato nei territori.

Dopo oltre nove mesi di confronto, 22 associazioni hanno lanciato “Ci siamo!”, una piattaforma nazionale con nove proposte dedicate ai temi della casa, del lavoro, dell’istruzione, della partecipazione e dei diritti delle nuove generazioni. Tra i firmatari anche alcune realtà siciliane. Ne abbiamo parlato con Vera Pavone del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto. I nove punti affrontano in maniera trasversale diversi ambiti della vita dei più giovani. Le difficoltà che incontrano non incidono soltanto sui singoli percorsi personali, ma hanno effetti più ampi sulla capacità collettiva di partecipare, incidere e costruire futuro. 

Infine andiamo a Ragusa dove è in corso la demolizione di una parte dell’ex area industriale Ancione, storico complesso legato all’estrazione e alla lavorazione della pietra asfaltica. Insieme al complesso di archeologia industriale stanno scomparendo anche le diverse opere realizzate negli anni grazie al progetto Bitume proprio all’interno dello stabilimento. Il caso riapre il dibattito sul valore dell’archeologia industriale e della memoria collettiva e percorsi alternativi alla demolizione totale, come è stato per la Tate Modern di Londra o l’’Hangar Bicocca, le Ciminiere di Catania o i Cantieri Culturali della Zisa.

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